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4° sezione
Espressività e
manualità

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Un'esperienza didattica anomala

Giuliana Maggini *

Nell'anno scolastico 96/97 fu progettato per una 4a - Sez. C - un campo-scuola a Cagnoni, un casale del XVI sec. in mezzo all'Appennino, nei pressi di Mercatello (PU), per un corso sulla lavorazione della cartapesta. In questo luogo aveva sede il Conservatorio Europeo di Arti e Mestieri (CEAM), scelto per l'esecuzione di un progetto dal titolo La mente e le mani, più precisamente definito con una frase di Anassagora di Clazomene: "L'uomo è il più intelligente degli animali grazie al possesso delle mani". E' evidente che l'esperienza venne pensata nell'ambito dell'insegnamento della Filosofia, ma furono coinvolte anche le discipline di Storia dell'arte e Italiano.

Gli obiettivi del progetto individuano una concezione diversa della cultura:

Il corso vuole porre gli alunni di fronte ad un'attività di tipo artigianale-artistico che richiede l'apprendimento di una tecnica - la cartapesta - e di una certa manualità intesa come abilità nel coordinamento della mente, e dell'elaborazione intellettuale, realizzata nella materialità; un'attività che produce oggetti avvalendosi di tecniche definite, a loro volta prodotto di ricerca e di elaborazione intellettuale calata nell'attività pratica. L'obiettivo, se si vuole la sperimentazione, è cercare di ovviare, sia pur nei limiti di un'esperienza episodica, ad uno dei più gravi limiti del nostro ordinamento scolastico, liceale in modo particolare, e al suo orientamento idealistico, totalmente squilibrato a favore di una concezione culturale che vede nell'attività intellettuale l'unica possibile realizzazione dell'intervento didattico e formativo, privando gli alunni di tutti quegli aspetti dell'esistente legati alla "cultura del fare". Ponendo gli alunni di fronte al problema concreto del "fare come intervento creativo sulla materia", il corso intende mostrare che esistono possibilità di approccio al reale diverse da quelle in cui la loro esperienza scolastica, e probabilmente di vita, li ha fin qui posti, evidenziando che relegare le attività manuali su di un piano inferiore a quello della cultura di tipo esclusivamente intellettuale è solo frutto di un pregiudizio che priva la persona di una parte importante delle sue potenzialità, costringendola su una linea di sviluppo unilaterale. Altro intendimento fondamentale, connesso con quanto precede, è produrre negli allievi la consapevolezza che, attraverso l'applicazione di quanto appreso e la loro elaborazione mentale, essi stessi diventano creatori di prodotti nuovi nati dalla sintesi del loro pensiero realizzato nella materia attraverso le tecniche. In sostanza la consapevolezza si sé come produttore, fondamentale in attività di qualsiasi natura.

Quanto ai contenuti, si trattava di apprendere la lavorazione della cartapesta: la progettazione e la realizzazione, dal prototipo in argilla al calco in gesso, le diverse tecniche per l'esecuzione, la decorazione e la rifinitura degli oggetti stessi, precedute dalla conoscenza della materia e dei riferimenti storici. A questi vennero aggiunte due visite guidate, una al Palazzo Ducale di Urbino, l'altra al Museo Burri di Città di Castello.

Il progetto era una sfida ai programmi e alla tradizionale "gita scolastica", e il risultato, per vari motivi, niente affatto scontato. Si poté parlare poi di un esito positivo della proposta, inconsueta nell'ambito della scuola, alla cui realizzazione contribuirono attivamente gli studenti stessi che quasi subito si impadronirono della situazione muovendovisi con adattabilità e scioltezza. Gli ingredienti per la buona riuscita sono stati i più vari, anche se non del tutto imprevedibili da parte di coloro che ne erano stati gli organizzatori.

Per cominciare, la proposta culturale. Il lavoro manuale, da capire ed apprendere per mezzo del breve corso di lavorazione della cartapesta, di per sé marginale, non era stato imposto come alternativa alla cultura ma come completamento di essa, in maniera tale che con l'aiuto di una accorta ed intelligente guida, esso ha finito per imporsi come autonomo fatto culturale ed artistico. E questo era, come i ragazzi stessi hanno riconosciuto, l'obiettivo primario anche se niente affatto scontato. La scelta del tipo di corso era stata condizionata dal tempo, dalla facilità ecc.; tuttavia, questo era il mezzo che avrebbe consentito di vedere il prodotto finito, di portarsi a casa qualcosa di tangibile, magari anche con la funzione di "ricordo".

Il secondo riscontro oggettivo è stato il naturale passaggio alla concezione dell'arte, spesso equivocata nella scuola come idea che trova immediata rispondenza nelle arti "maggiori", a causa di una impostazione forse troppo libresca ed idealistica. Il resto, l'uso di una certa tecnica in rapporto alla materia, è spesso tralasciato come un di più per addetti ai lavori e come non riguardante l'ambito umanistico, con la conseguenza che viene trascurata molta parte dell'arte contemporanea. Al contrario, è stato facile per tutti - ed è stata una lezione anche per gli insegnanti - approdare alla lettura dell'arte di A. Burri, magari passando attraverso il Palazzo Ducale di Urbino. Perché Burri e non un altro, si può spiegare anche con motivazioni di carattere logistico, ma è un fatto che la ricerca dell'artista tifernate, soprattutto sui materiali, si prestava particolarmente bene alla conclusione di un discorso condotto giorno per giorno.

Questo ha voluto dire un nuovo modo di considerare l'arte moderna, senza pregiudizi di carattere figurativo e tradizionalistico. Ha voluto dire anche il recupero del concetto di arte come τέχνη senza negare il cammino dell'artista nella ricerca della migliore maniera di esprimere se stesso e il proprio mondo. Quello che distingue l'artista dalle nostre quotidiane ricerche è che in ciò che egli realizza sono compresi anche la nostra epoca e il nostro mondo: egli dice anche quello  che noi  non sappiamo  di avere  dentro o non  sappiamo dire.

Fig. II, 338 - Manufatto eseguito dai ragazzi nel corso dell'esperienza didattica.

Questo, i giovani in continua ricerca l' hanno perfettamente avvertito, così come hanno acquisito anche un'altra consapevolezza, un altro di quegli "ingredienti" che hanno reso interessante l'esperimento: la possibilità di potersi esprimere e di scoprirsi delle abilità, cosa che la scuola non consente con facilità. Nelle teorie non tutti si muovono agevolmente ma quando si tratta di fare, progettare e realizzare, la persona, anche impacciata, trova il suo habitat privilegiato. L'esprimersi ha in ogni campo la stessa dignità. Non ultimo elemento positivo è stata la libertà che ogni partecipante ha sentito di avere. Non solo quella libertà di esprimersi di cui si è parlato che peraltro non si acquisisce immediatamente e ha bisogno di passaggi e di norme, ma la libertà di una vita e di un rapporto più immediati, la cui naturalezza ha bisogno a sua volta di esercizio. Una particolare condizione e situazione possono però senz'altro favorirla.

Gli alunni hanno poi raccontato e scritto le loro esperienze e considerazioni sui vari aspetti di questo campo- scuola in un dossier che è rimasto agli atti di questa esperienza didattica.