| "E disperderņ da essi le voci di gioia e letizia... la voce della
mola... tutta questa terra sarą una solitudine e un orrore... (Geremia 25, 10-11) |
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Quella di Geremia, nel predire l'esilio babilonese (586-539/538 a.C.), č, senza dubbio, una delle prime testimonianze scritte dell'uso della mola nel mondo occidentale, mola che l'antropologia culturale ci propone come rudimentale attrezzo di pietra - girevole mediante sostegno allungato - che le donne, ma non solo loro, usavano per triturare vari tipi di cereali. Dall'utensile biblico alla "mola versatilis" mossa dalla forza dell'acqua il passo probabilmente non fu nč breve, nč semplice, nč ci č dato conoscere il nome o i nomi degli ideatori. Tuttavia diverse fonti permettono di datare i primi opifici idraulici al I° secolo a.C. e fanno considerare che la loro nascita sia avvenuta nel bacino del Mediterraneo orientale. Da qui parte la storia dei mulini, storia lunga e complessa, soprattutto in Italia, dove questa tecnica di molitura fece fatica ad affermarsi sia in epoca romana che nei primi secoli del Cristianesimo, preferendosi l'uso dei cavalli prima, degli schiavi e dei condannati in seguito. Nella Valle altotiberina lo stretto rapporto tra Tevere e popolazione ha determinato anche, inevitabilmente, lo sfruttamento del fiume come forza motrice fin, almeno, dal XIII sec. Da qui parte la storia dei mulini della nostra valle che č particolarmente ricca di vicende e di significato, per lo sviluppo economico-sociale che ad essa č collegato.